giovedì, 20 novembre 2008, ore 18:20
elipiccottero
mercoledì, 19 novembre 2008, ore 15:54
Chiedete a una donna di descriversi. Nella maggior parte dei casi, fra i vari aggettivi, ci sarà "sensibile". Capita sempre più spesso che anche gli uomini si descrivano così, ma rimane una caratteristica prevalentemente femminile... in apparenza.
In realtà, naturalmente, si tratta solo di una questione di desiderabilità sociale. Una donna che rutta e impreca e dice cattiverie corrisponde ben poco all'idea che nei secoli ci è stata tramandata di femminilità. La donna deve essere sensibile, pronta ad arrossire, facile alle lacrime, incapace di accettare una critica diretta senza sprofondare nella tristezza e nel mutismo. L'uomo, invece, deve essere in grado di resistere a qualsiasi cosa, senza farsi scalfire da insulti o critiche, e soprattutto deve essere del tutto incapace di capire gli stati d'animo altrui, immedesimarsi, dare sostegno psicologico, anzi, meglio se di fronte a un discorso relativo a sentimenti o sensazioni scoppia a ridere oppure si addormenta di colpo.
Assurdo. La sensibilità è una caratteristica tanto maschile quanto femminile, e certo non è sinonimo di debolezza o incapacità di accettare critiche senza farsene schiacciare. Per lo più, è una scusa, usata da certe donne per far credere di essere indifese e bisognose di aiuto, o per evitare di essere poste di fronte ai propri difetti in maniera chiara, senza alcuna via di fuga. Oppure c'è chi afferma di non dire la verità a determinate persone per paura di offendere la loro sensibilità...
Il mio cuore è pieno di cicatrici, la mia anima sanguina ogni giorno. Non per questo mi vedrete piangere. Non per questo vi permetterò di credermi debole e indifesa.
elipiccottero
lunedì, 10 novembre 2008, ore 20:28
Piccola e dolce
Di una bellezza imperfetta
Felice di essere accarezzata
Alla ricerca di un nido
Un corpo caldo
A cui aderire.
Presa di sorpresa
D'istinto
Ferisce
Chiama sangue.
elipiccottero
lunedì, 10 novembre 2008, ore 17:59
"Quando finisco gli esami parto". C'è tempo. E invece è domani, e domani è ora, e non c'è più.
Parli coi colleghi, gli amici, con chi lo conosce e con chi non l'ha mai visto. A tutti esponi i problemi pratici, l'affitto, le bollette, la spesa pesante e troppe scale per cui portarla. Per settimane sei allegra. Tutti stupiti, "Ma non ti manca?", "La stai prendendo davvero bene, brava!".
Arriva un sabato. Sei sola in casa. Un macigno ti cade addosso. Sola. Sola. Sola. Come una notte eterna pronta ad ingoiarti. Un altro fallimento. La tua forza va in pezzi. Il sorriso rimane nello specchio, lo specchio che vorresti rompere. Smetti di mangiare. Inviti gente a cena per riuscire almeno a buttare giù qualcosa, anche poco...
Le lacrime non vengono, bisogna che qualcuno ti schiaffeggi chiedendoti scusa per farle uscire, un fiume, una cascata, singhiozzi accovacciata sul pavimento, emettendo suoni di strazio.
Mesi di divertimento scervellato, di alcool e di sesso e di ore piccole. Uomini nel tuo letto, uomini che non ami e che non ti amano, uomini per riempire un vuoto. Sesso alla ricerca di amore. Sesso per non svegliarti sola, in un letto grande e vuoto.
La raccolta differenziata crea montagne di sacchetti in casa e sul poggiolo. Tanto non puzza, tanto non va a male nulla. Le cose da fare le rimandi all'infinito. Tanto chi danneggi? Solo te stessa.
Per quanto hai mentito?
E perchè ora hai smesso, e pian piano rimetti assieme i fili?
elipiccottero
martedì, 04 novembre 2008, ore 17:28
Stamattina in piazza Cavana, indifferenti a noi passanti frettolosi, due gatti si accoppiavano. In bella vista, tranquilli. Cercavano la posizione, si sistemavano, e via. Suppongo abbiano concluso... ma io, appunto, ero di fretta. Andavo a fare l'assegno per pagare l'affitto. Affanni da esseri umani.
Domani parto, vado a Bologna ad assistere alla laurea di mio fratello. Triennale, ce ne sarà un'altra. Ma voglio andare comunque, chissà se fra due anni potrò esserci. Chissà se ci sarò ancora, ancora calpesterò quest'asfalto e mi arrabbierò perchè uscendo dal lavoro mi piove in testa e mannaggia non ho l'ombrello. Domattina parto, la sera dopo torno. Toccata e fuga, come al solito.
Così è ormai la mia vita.
La scorsa settimana, Firenze di martedì, Pordenone di sabato. Questa settimana Bologna. La prossima, se tutto va bene, Milano. Ai primi di dicembre, Firenze di nuovo, e speriamo di non dover dare le dimissioni per inseguire il sogno di un altro lavoro. Comincio a sentirmi frastornata, e anche i miei gatti manifestano qualche segno di squilibrio. Pazienza. Normali, in ogni caso, non lo siamo mai stati, nè io nè loro.
Sento sempre più forte il desiderio di casa.
elipiccottero