sabato, 28 febbraio 2009, ore 16:58
elipiccottero
sabato, 28 febbraio 2009, ore 09:24
Sabato mattina al lavoro. Mi annoio a morte, ma probabilmente è solo colpa del silenzio e della necessità di stare più o meno ferma e vicina al computer. Correre è una cosa che non mi arrischio assolutamente più a fare, per molte ragioni... tutte legate ai dolori atroci che seguirebbero. Vorrei poter dire: passerà, ma, anche se qualche anno è trascorso, me lo ricordo l'ortopedico che mi intimava di non azzardarmi nemmeno a correre.
E' l'ultimo giorno di lavoro, anche se l'azienda ancora non lo sa. Io stessa lo so soltanto da ieri pomeriggio, e di venerdì pomeriggio è piutttosto difficile trovare aperti gli uffici che dovrebbero ufficializzare la situazione. E anche se lo fossero stati, oggi al lavoro ci sono solo io... a chi avrei dovuto comunicare la cosa? A un responsabile o supervisore tranquillamente a casa, tranquillamente in procinto di godersi il weekend?
Tutti mi dicono che ora finalmente starò tranquilla, e da un certo punto di vista è vero. Da un altro, riesco a vedere lunedì solo come l'inizio di una nuova, strana, inattesa vita. Una vita che non sarà come poco più di un mese fa la immaginavo, nè sarà come la maggior parte delle persone che mi conoscono si aspetta che sia. Una vita da cui il call center sarà escluso (e per ottenere un effetto del genere, credo che qualsiasi sfiga sarebbe la benvenuta), ma nella quale continueranno a rientrare scazzi col tecnico della caldaia e stress da ufficio pubblico e mille cose e scadenze da tenere a mente e la spesa da fare e tutto deve essere pronto per...
Oh, be', pazienza. In fondo essere adulti significa anche questo: nessuno fa niente al posto tuo, se vuoi che tutto sia come deve essere ti devi arrangiare. E se trovi qualcuno che faccia una piccola cosa per te, sollevandoti così da un pensiero, per quanto apparentemente infinitesimale, sii profondamente grata, bimba mia.
Sono giunta a riassumere due anni e spicci di lavoro qui dentro: una pila di carta alta una ventina di centimetri. E meno male che tenevo in ordine e buttavo le cose non più necessarie...
elipiccottero
giovedì, 26 febbraio 2009, ore 19:02
Be', la situazione è quella che è, vedo più i medici degli amici, chissà che sarà di me fra sei mesi, il tecnico della caldaia continua a non chiamare, e tutto il resto, ma...
Dovevo fare un percorso non lunghissimo, pianeggiante quando non addirittura in discesa, e mi sono presa un'ora per me stessa. Sarà stato il fedele lettore mp3 (siamo già al quarto o quinto auricolare... se li dessi ai gatti per giocarci li distruggerebbero meno velocemente), l'aria frizzante al punto giusto, la necessità di muovermi un po' per non impazzire, ma son riuscita a dimenticare di trovarmi in centro in mezzo a macchine e gente incazzata, e ho decisamente passeggiato.
Arrivata in piazza della Borsa sorridevo appena, ma sorridevo. Chiedendomi che avessero tutti attorno a me per essere così uniformemente imbronciati...
Sono e rimango convinta che una bella camminata dia più gioia di tante cose che si fanno comunemente per divertirsi (e non costa nulla).
La libreria Borsatti questa settimana sconta tutto al 30%, invece del 15% solito. Sabato ci faccio un salto, ma stavolta mi porto la sporta della spesa, se no faccio come al solito e arrivo a casa col mal di schiena.
elipiccottero
giovedì, 26 febbraio 2009, ore 14:10
Qualche tempo fa, lamentandomi di aver viziato troppo i miei gatti, mi son sentita rispondere che è giusto farlo, forse ancora più che coi figli. Punti di vista, direi. Per quanto mi riguarda, se avrò figli non intendo viziarli... avete presente quei bambini antipaticissimi che in qualsiasi situazione rispondono male ai genitori, certi che questi non ribatteranno? Li detesto, certe volte ho proprio l'istinto di dar loro tutti i ceffoni che i genitori si son risparmiati credendo che fosse un metodo educativo efficace... ma forse anche questa è una questione di punti di vista.
Parlando dei gatti, trovo ugualmente poco bello viziarli, ma spesso non riesco a negar loro certe cose...
Ora non pensate che le mie bestiole siano due bidoni di lardo che se ne stanno tutto il giorno a ciondolare per casa. I vizi, nel loro caso, consistono nel non cacciarli giù dalle ginocchia se salgono mentre mangio, o nel farli dormire sul mio letto (cosa di cui mi pento ogni notte, mi costringono a posizioni contorte e assurde). Per il resto, se fanno un danno vengono sgridati e sculacciati, si mangia quando e quanto dico io, e gli umani vengono prima dei gatti (soprattutto se l'umano sono io, è mattina e devo farmi il caffè).
Semplicemente, mentre a un bambino puoi spiegare che una cosa è giusta o sbagliata, e instillargli principi morali, a un gatto al massimo puoi far capire che se fa una certa cosa la padrona si incazza...
So che sono animali. Ma non sopporto quelli che dicono che i gatti sono tutti uguali, e che non hanno un carattere definito, o non si affezionano. Non hanno mai avuto gatti, evidentemente... perfino mia madre, che li detestava, si è dovuta ricredere. E negli ultimi 20 anni ho avuto parecchi gatti, tutti diversi, tutti a modo loro particolari.
C'è stato Joker, che guardava tutti dall'alto in basso, e si faceva corteggiare da tutte le gatte del vicinato (ci trovavamo tre o quattro gatte in calore sotto i balconi ogni giorno, impressionante); c'è stata la Cicci, con un caratterino che definire zitellesco sarebbe dire poco, ma sveglia abbastanza perchè mi riuscisse di insegnarle di attaccare a comando; c'è stata Tea, sottratta a un gruppo di ragazzini che le tirava pietre e le faceva di tutto, affidata poi a un'altra famiglia che aveva un grande giardino e molti altri gatti, e lasciatasi morire di fame per l'allontanamento; e altri...
Ora ci sono Puzzola e Palletto. Lei piccola, magra, timida con gli estranei ma combattiva con gli altri gatti, affettuosa come un cucciolo ma anche dispettosa e vendicativa, incapace di miagolare (cigola, più che altro) ma capacissima di passare una notte intera a rincorrermi nei miei rotolamenti per il letto, così da non starmi mai lontana; lui massiccio, pacioso, così socievole che spesso dico che se venissero i ladri, lui se ne andrebbe con loro, abituato a stare a pancia all'aria con l'espressione di chi dice: "Guarda quanto sono bello, non ti va di coccolarmi?", preso di tanto in tanto da momenti di follia durante i quali salta sulle pareti, capace di compiere balzi spettacolari nonostante apparentemente sia ben poco agile. Quando son rimasta sola in questa casa, loro sono stati un ottimo modo per non impazzire.
Ora ditemi: cosa dovrei rispondere a mia madre, quando mi propone di portarli da lei, così da non avere più la loro responsabilità, e potermi muovere liberamente?
elipiccottero
giovedì, 19 febbraio 2009, ore 18:32
Abbiamo già appurato che lavoro in un call center. E nemmeno di quelli grandi e fighi, ma in uno piccolo e sempre in odore di chiusura imminente, sebbene abbiamo un cliente di una certa importanza (ma si sa, uno non basta). La necessità di mangiare tocca tutti, anche chi, come me, è palesemente troppo qualificato per quel lavoro, perciò ci si adatta. Quotidianamente mi sento consigliare di fare solo lo stretto indispensabile, dal momento che non sono pagata abbastanza per metterci del mio.
Purtroppo fatico a imparare, e continuo a dare il meglio di me stessa. Mi si rivoltano proprio le viscere, se provo a fare il minimo indispensabile. Prendiamo ad esempio un episodio successo oggi...
Una collega riceve una chiamata relativa a un fondo pensione, da un altoatesino che le dice che ha bisogno di aiuto col sito del fondo, ma lui non parla italiano, solo tedesco e inglese (queste cose, infatti, le dice in inglese). I supervisori si rivolgono a me, che l'inglese lo mastico e su quel servizio sono la più competente, e mi chiedono: "Sei in grado di aiutarlo? Così ci facciamo dare il numero e lo richiami più tardi..."
La risposta è stata no, per due motivi: innanzi tutto, se sei altoatesino sei italiano, e nel caso specifico vivi e lavori in Italia, perciò fai la cortesia di parlare italiano, o di andartene all'estero; in secondo luogo, io sono pagata (poco) per fornire informazioni e assistenza in italiano, non in altre lingue. Ho detto loro di scrivere alla direzione del fondo, e che fossero loro a richiamarlo.
Dopo due o tre ore, il tizio richiama, e la chiamata la prendo io. Mi dice (sempre in inglese) che ha chiamato stamattina, che dovevano richiamarlo ma non ha sentito nessuno. Gli dico che lo so, e di avere pazienza, perchè lo devono chiamare dalla direzione, e che io non sono in grado di aiutarlo.
Troppe parole. Ha capito subito che sapevo l'inglese più che a sufficienza, e mi è toccato spiegargli come modificare le impostazioni di Internet Explorer in modo da evitare il ripetersi di un certo errore, e guidarlo all'accesso alla sezione riservata del sito (traducendo estemporaneamente i vari comandi, ovviamente). Ho constatato peraltro che la mia collega della mattina non aveva capito nè chi fosse costui, nè che tipo di problema avesse, ma il punto non è questo.
Il punto è: chi viene per cortesia a picchiarmi, e forte, per la mia stupida voglia di far bene le cose, anche quando non ho nessuna voglia di farlo e non ne ricaverò alcun beneficio?
elipiccottero
lunedì, 16 febbraio 2009, ore 19:50
"Che hai fatto per S. Valentino?"
Per fortuna la domanda non è stata rivolta direttamente a me (suppongo che qualsiasi idiota sia in grado di capire che la reazione sarebbe nucleare), ma l'ho sentita ronzare nell'aria - o circolare in rete - in questi giorni. Non ci badavo nemmeno alle superiori, e il bello è che in passato c'è stato chi fino all'ultimo ha fatto finta di niente, o addirittura apertamente dichiarato che si tratta di un'operazione commerciale (anche piuttosto goffa, in verità), per poi presentarsi con fiori o un regalino. Cose che accettavo con assoluta naturalezza e con piacere... salvo poi sentirmi dire dalle amiche che forse la coincidenza di giorno proprio così accidentale non era. E chi se ne accorgeva? Raramente so con esattezza che giorno sia.
Io per S. Valentino ho fatto la spesa, che non facevo da due settimane, e poi me ne son stata a cazzeggiare in casa, pulire un paio di stanze, fare altre cosucce casalinghe. Non ricordo con esattezza. Però è stata una giornata piacevole, c'era anche il sole. Ho concluso ironizzando su coloro che dichiarano apertamente di volere un partner, e si lamentano di non riuscire a trovare nessuno, facendo capire chiaramente (quando non lo dicono in modo esplicito) che chiunque andrebbe bene. Sono soprattutto donne, ma qualche esemplare di sesso maschile capita, di tanto in tanto. Sicuramente conoscerete qualcuno che corrisponde alla descrizione. Risultato medio: ottengono l'effetto esattamente contrario a quello sperato.
Ho voglia di casa. Di nido. Di focolare domestico. Di condividere una vita tranquilla con qualcuno cui voglio bene. Di potermi stringere a qualcuno, quando sono stanca o scoraggiata, magari poggiare la testa sulle sue ginocchia e farmela carezzare. In un certo senso, grande e grossa come sono, ho voglia di mamma.
elipiccottero
lunedì, 16 febbraio 2009, ore 18:51
elipiccottero
domenica, 15 febbraio 2009, ore 17:36
« La probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto. » (cito la formulazione presente su Wikipedia)
Ho la fastidiosa necessità di organizzare tutto in modo ordinato, e con un certo anticipo. La cosa è in realtà limitata a certi aspetti della mia vita: le pulizie settimanali devono essere assolutamente fatte entro la domenica, la spesa deve essere fatta venerdì o sabato (farla domenica mi mette in subbuglio, gli altri giorni non sono nemmeno contemplati), se devo partire devo saperlo con almeno tre o quattro giorni di anticipo, e tutta una serie di piccole cose (pagare bolli e bollette, prendere appuntamenti, e così via) deve essere fatta prima possibile, così da evitarmi strette e contorcimenti gastrici. Tralasciamo poi ulteriori minuzie, di quelle che si ripetono di giorno in giorno, le quali devono essere fatte sempre nello stesso modo e soprattutto in un certo ordine.
Maniacalità o organizzazione? Non saprei. Nel complesso, salvo i contorcimenti di stomaco di cui sopra, se anche sgarro non vado incontro a terribili conseguenze, e riesco ad adattarmi funzionalmente agli imprevisti - sebbene non li accetti.
Ad ogni modo, c'è un metodo sicuro per rovinarmi la giornata: un fatto o una notizia imprevisti, che mi costringano a cambiare programmi (e quante più azioni sono coinvolte in questa variazione, tanto peggio sto). L'apice della tragedia si raggiunge se l'imprevisto capita in un giorno in cui non ho la possibilità di porvi rimedio.
Oggi mia madre mi ha telefonato, dicendo che mio fratello era disponibile ad aiutarmi per traslocare in un determinato weekend - cosa che sarebbe andata benissimo, se io avessi già avuto risposta in merito al problema attualmente in primo piano. Non avendola ancora, questa notizia mi ha di fatto precipitata in un vortice di stress, perchè significherebbe dover fare entro venerdì qualcosa per cui pensavo di avere a disposizione almeno un'altra settimana. Risultato (sebbene poi abbia chiarito con mio fratello): mal di testa, digestione bloccata, malessere generalizzato, e freddo.
Meno male che avevo organizzato tutto in modo da potermi godere questa domenica, senza essere costretta a far nulla, e senza pensare a nulla.
elipiccottero
sabato, 14 febbraio 2009, ore 13:55
elipiccottero
venerdì, 13 febbraio 2009, ore 15:07
Quante voci che dicono
le cose giuste.
Voglio solo fare
quello che dice l'istinto
dimenticando la testa
i legami...
Un urlo che monta
e non esce.
elipiccottero