venerdì, 06 marzo 2009, ore 19:36

Domenica è l'8 marzo, festa della donna. Di certo non andrò a sbavare su qualche spogliarellista in perizoma, anche perchè, fra gli altri innumerevoli motivi, gli uomini palestrati, depilati e unti non mi piacciono nemmeno un po'. Più probabilmente, me ne andrò con un'amica a guardare film difficili da vedere in giro, in lingua originale (per fortuna mi garantiscono che ci sono i sottotitoli). Sono indecisa fra la combinazione Scorsese, Kusturica, Polanski, Tarkovskij (mattutina) e quella Jarmusch, Alfredson (serale). Avrete capito il perchè dell'assoluta necessità dei sottotitoli: non parlo nè serbo-croato, nè polacco, nè russo, nè svedese, e in questo momento la sento come una mancanza enorme.

Leggevo stamattina da qualche parte che il motivo per cui la data della festa della donna è stata fissata proprio quel giorno, ovvero la morte delle operaie bruciate nella fabbrica in cui erano state chiuse senza possibilità di fuga, sarebbe in realtà una bufala storica. Non ci sarebbe stata nessuna fabbrica, nessun incendio, niente vittime.
Sicuramente, se fosse tutta una montatura, sarebbe una cosa disdicevole. Ma cambia forse la sostanza?
Ci sono state, nella storia, fabbriche piene di donne sfruttate e sottopagate, proprio in quanto donne; ci sono stati incendi in cui queste donne sono morte, perchè padroni cui nulla importava delle operaie non approntavano nemmeno minime misure di sicurezza. Che questo sia accaduto quel giorno e in quel luogo, piuttosto che altrove e in un altro momento, è davvero rilevante?

Le donne sono discriminate, ancora oggi. Perchè si dà per scontato che prima o poi faranno figli e andranno sostituite, perchè si ritiene che preferiranno un orario di lavoro ridotto così da poter badare a eventuali, futuri figli, perchè molti pensano che le donne non abbiano la fermezza necessaria per occupare posizioni di potere, e così via. Nella vita privata, esistono pochissimi uomini (mariti e compagni, ma anche padri, figli, fratelli) che non partano dal presupposto che se c'è una donna in casa sia lei a doversi occupare di tutto, bucato, pulizie, cucina, arrivando a volte perfino a pensare che una donna, in quanto tale, sia naturalmente portata verso tali attività.

Ci sono poi molte donne che contribuiscono non poco alla perpetuazione di questi stereotipi. Donne che per fare carriera, sebbene abbiano qualità più che sufficienti, preferiscono imboccare la scorciatoia del sesso col capo; donne che si accontentano di contratti part-time non desiderati perchè, in fondo, permetteranno loro di farsi una famiglia, quando lo vorranno; donne che quando tornano a casa e trovano l'uomo o gli uomini di casa comodamente adagiati sul divano si mettono tranquillamente a pulire, riordinare e preparare la cena, senza nemmeno pensare a instaurare un regime di divisione dei compiti; donne per le quali matrimonio e figli non sono una scelta, fatta conoscendo anche, anzi, soprattutto le conseguenze negative che essa può portare con sè, ma l'unica possibile conclusione della loro vita; donne che prima di pensare a farsi una cultura, crearsi degli interessi, degli spazi propri, spendono tempo, denaro ed energie a rendersi aderenti a questo o quello stereotipo, vedendo nel fatto di non trovarsi un compagno la peggiore condanna che la vita possa portare con sè...

La mia nonna materna si sposò giovane, come si usava allora, ed ebbe otto figli; per quanto ne so, il suo fu un matrimonio felice, e ricordo quando, vedova da anni, rimpiangeva ancora la compagnia del marito. Tuttavia, usava consigliare alle figlie di non sposarsi troppo giovani, ancora ignare di se stesse, delle proprie aspirazioni, e in fondo della vita, perchè poche erano le donne fortunate, come lei, che aveva un marito di idee decisamente progressiste, sulle donne e il loro ruolo nel mondo.
L'altra nonna lavorava, eccome se lavorava; lo faceva con tanta passione, che riuscì a dare una spinta non indifferente alla carriera propria e del marito, tanto che, partita dall'ufficio postale di un paesino, arrivò a lavorare in un ministero.
Mia madre è una donna piena di interessi e di energia, oggi come anni fa. Un matrimonio fallito, la fatica di crescere da sola due figli, con sacrifici e difficoltà notevoli, non hanno spento in lei la curiosità e il desiderio di fare, di vedere, di conoscere. Per conciliare il suo ruolo di madre (scelto, e mai rimpianto) col suo amore per l'arte e il cinema, si portava dietro mio fratello e me, insegnandoci così anche ad amare le stesse cose. Quando siamo cresciuti, e abbiamo intrapreso percorsi di studio in ambiti a lei ignoti, ha cominciato a farsi prestare libri e dispense, per puro desiderio di imparare. Non ha bisogno di avere qualcuno accanto, per sapere chi è e cosa vuole e sa fare.

Mia madre è nata nel 1948. Le mie nonne, nel 1910 e 1914. Mi chiedo come sia possibile che le mie coetanee, cui madri e nonne hanno spianato la strada, si rifugino nei peggiori stereotipi sulle donne, giustificando così, e rafforzando, l'opinione di molti uomini sull'inferiorità femminile.
elipiccottero
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