martedì, 15 settembre 2009, ore 11:41
La piccola sapiente ha mani e piedi grandi, e occhi blu, profondi, che tiene fissi su di me mentre mangia.
La sua rabbia è assoluta, assoluti il suo dolore e la sua disperazione.
Il suo odore è il mio, e il mio è il suo.
E' un adorabile vampiro, che mi fa ridere e piangere.
Si prende tutto il mio tempo e le mie energie, si è presa anche molto altro, forse tutto ciò che è stato.
Gli occhi della piccola sapiente contengono il mondo.
elipiccottero
domenica, 22 marzo 2009, ore 08:00
Bene, manca poco. Fra una settimana sarò già altrove, a discutere su dove mettere cosa e sul mio stato di ospite. Senza neppure aver visto come è organizzata la casa, so già che sarà così. Pazienza. Vedremo che si può fare...
Poco meno di tre anni fa mia madre mi ha invitata ad andarmene, armi e bagagli, e a mantenermi interamente da sola, perchè avevo 25 anni. Ovviamente, non ero ancora laureata nè avevo già un lavoro; ho ritardato di una sessione la laurea, e accettato il primo lavoro che mi desse qualche prospettiva di sopravvivenza, sebbene non mi piacesse allora come non mi piace ora. E a sopravvivere ce l'ho fatta, ma non sono andata più in là.
Sicuramente, se non mi fossi dovuta trovare precipitosamente un lavoro e una casa, mi sarei laureata prima, e probabilmente avrei anche trovato un lavoro leggermente più decente (peggio credo sia impossibile). Magari non il lavoro ideale, ma se il principale requisito per la ricerca è essere assunti subito, la qualità di ciò che si trova non potrà che essere bassa.
Ora me ne torno da mia madre, costretta dalle circostanze che mi rendono impossibile continuare a vivere nella mia bella ma scomodissima mansarda. Ci stavo pensando comunque, ma probabilmente non l'avrei fatto; so come sia la convivenza con lei, specie per me che faccio una vita sostanzialmente indipendente e staccata da che mi sono iscritta all'università, nel 2000. Inoltre, non amo dipendere da altri.
Quest'anno mio fratello compie 25 anni. Quando toccò a me andarmene di casa, chiesi se la stessa cosa sarebbe stata detta a lui, tre anni più tardi, e mi fu risposto di sì. Ora non vedo alcuna premessa in tal senso, e anzi il fratellino pare abbia occupato ampi spazi della casa di mia madre... quelli stessi dove dovrei stare io.
Non sta a me cacciarlo, ovviamente. Se mia madre vuole tenersi in casa tutta la sua roba, e averlo ospite un paio di volte al mese, faccia pure; ma non venga poi a dirmi nulla se appena possibile me ne andrò, tornando a fare lo stesso lavoro di merda che faccio ora.
Mi viene però spontaneo chiedermi: perchè il mio essere più forte, più adattabile, più capace di cavarmela da me, deve ancora una volta essere un handicap, e costringermi a vivacchiare con lavori indecorosi, mentre chi davvero avrebbe bisogno di una bella spinta per rendersi indipendente e crescere, entrando nell'età adulta, deve essere coccolato a oltranza, crogiolandosi nel suo essere figlio?
elipiccottero
giovedì, 26 febbraio 2009, ore 14:10
Qualche tempo fa, lamentandomi di aver viziato troppo i miei gatti, mi son sentita rispondere che è giusto farlo, forse ancora più che coi figli. Punti di vista, direi. Per quanto mi riguarda, se avrò figli non intendo viziarli... avete presente quei bambini antipaticissimi che in qualsiasi situazione rispondono male ai genitori, certi che questi non ribatteranno? Li detesto, certe volte ho proprio l'istinto di dar loro tutti i ceffoni che i genitori si son risparmiati credendo che fosse un metodo educativo efficace... ma forse anche questa è una questione di punti di vista.
Parlando dei gatti, trovo ugualmente poco bello viziarli, ma spesso non riesco a negar loro certe cose...
Ora non pensate che le mie bestiole siano due bidoni di lardo che se ne stanno tutto il giorno a ciondolare per casa. I vizi, nel loro caso, consistono nel non cacciarli giù dalle ginocchia se salgono mentre mangio, o nel farli dormire sul mio letto (cosa di cui mi pento ogni notte, mi costringono a posizioni contorte e assurde). Per il resto, se fanno un danno vengono sgridati e sculacciati, si mangia quando e quanto dico io, e gli umani vengono prima dei gatti (soprattutto se l'umano sono io, è mattina e devo farmi il caffè).
Semplicemente, mentre a un bambino puoi spiegare che una cosa è giusta o sbagliata, e instillargli principi morali, a un gatto al massimo puoi far capire che se fa una certa cosa la padrona si incazza...
So che sono animali. Ma non sopporto quelli che dicono che i gatti sono tutti uguali, e che non hanno un carattere definito, o non si affezionano. Non hanno mai avuto gatti, evidentemente... perfino mia madre, che li detestava, si è dovuta ricredere. E negli ultimi 20 anni ho avuto parecchi gatti, tutti diversi, tutti a modo loro particolari.
C'è stato Joker, che guardava tutti dall'alto in basso, e si faceva corteggiare da tutte le gatte del vicinato (ci trovavamo tre o quattro gatte in calore sotto i balconi ogni giorno, impressionante); c'è stata la Cicci, con un caratterino che definire zitellesco sarebbe dire poco, ma sveglia abbastanza perchè mi riuscisse di insegnarle di attaccare a comando; c'è stata Tea, sottratta a un gruppo di ragazzini che le tirava pietre e le faceva di tutto, affidata poi a un'altra famiglia che aveva un grande giardino e molti altri gatti, e lasciatasi morire di fame per l'allontanamento; e altri...
Ora ci sono Puzzola e Palletto. Lei piccola, magra, timida con gli estranei ma combattiva con gli altri gatti, affettuosa come un cucciolo ma anche dispettosa e vendicativa, incapace di miagolare (cigola, più che altro) ma capacissima di passare una notte intera a rincorrermi nei miei rotolamenti per il letto, così da non starmi mai lontana; lui massiccio, pacioso, così socievole che spesso dico che se venissero i ladri, lui se ne andrebbe con loro, abituato a stare a pancia all'aria con l'espressione di chi dice: "Guarda quanto sono bello, non ti va di coccolarmi?", preso di tanto in tanto da momenti di follia durante i quali salta sulle pareti, capace di compiere balzi spettacolari nonostante apparentemente sia ben poco agile. Quando son rimasta sola in questa casa, loro sono stati un ottimo modo per non impazzire.
Ora ditemi: cosa dovrei rispondere a mia madre, quando mi propone di portarli da lei, così da non avere più la loro responsabilità, e potermi muovere liberamente?
elipiccottero
lunedì, 10 novembre 2008, ore 17:59
"Quando finisco gli esami parto". C'è tempo. E invece è domani, e domani è ora, e non c'è più.
Parli coi colleghi, gli amici, con chi lo conosce e con chi non l'ha mai visto. A tutti esponi i problemi pratici, l'affitto, le bollette, la spesa pesante e troppe scale per cui portarla. Per settimane sei allegra. Tutti stupiti, "Ma non ti manca?", "La stai prendendo davvero bene, brava!".
Arriva un sabato. Sei sola in casa. Un macigno ti cade addosso. Sola. Sola. Sola. Come una notte eterna pronta ad ingoiarti. Un altro fallimento. La tua forza va in pezzi. Il sorriso rimane nello specchio, lo specchio che vorresti rompere. Smetti di mangiare. Inviti gente a cena per riuscire almeno a buttare giù qualcosa, anche poco...
Le lacrime non vengono, bisogna che qualcuno ti schiaffeggi chiedendoti scusa per farle uscire, un fiume, una cascata, singhiozzi accovacciata sul pavimento, emettendo suoni di strazio.
Mesi di divertimento scervellato, di alcool e di sesso e di ore piccole. Uomini nel tuo letto, uomini che non ami e che non ti amano, uomini per riempire un vuoto. Sesso alla ricerca di amore. Sesso per non svegliarti sola, in un letto grande e vuoto.
La raccolta differenziata crea montagne di sacchetti in casa e sul poggiolo. Tanto non puzza, tanto non va a male nulla. Le cose da fare le rimandi all'infinito. Tanto chi danneggi? Solo te stessa.
Per quanto hai mentito?
E perchè ora hai smesso, e pian piano rimetti assieme i fili?
elipiccottero
martedì, 21 ottobre 2008, ore 20:38
Mi guardo le mani. Tagliate, graffiate, con le unghie corte e un poco sbilenche. Non ho mai imparato a curarle.
Conoscere persone nuove significa sentire nuove storie. Storie diverse dalla mia, storie che prendono strade sulle quali io non passerò mai. Le strade degli altri, spesso, sono piene di sofferenze, sofferenze uguali alle mie, sofferenze che posso comprendere, sofferenze così lontane da me, dal mio modo di sentire e di pensare, da risultarmi del tutto incomprensibili.
Le mie mani sono poco curate, ma sono mani da studentessa, mani di chi al massimo ha fatto qualche stagione come lavapiatti, e ora fa le faccende di casa... usando i guanti, quando questo è possibile. Sono mani utili, ma non mani che lavorano. Non nel senso che la parola lavoro ha per me. Ci sono mani, invece, che la loro storia la raccontano tutta. Sono mani che mi piacciono. Mani che vorrei conoscere meglio. Mani che hanno molte più cose da raccontare, di quante le mie parole possano esprimerne.
elipiccottero
domenica, 05 ottobre 2008, ore 20:41
Ultimi minuti di lavoro in piedi, fissando l'orologio, poi un'uscita precipitosa. Fuori, un mazzo di fiori dall'intenso profumo, e un abbraccio che dura giorni.
Cena a mezzanotte. Pranzo a pomeriggio inoltrato. Colazione a mezzogiorno. Una gara di cucina senza vincitori. Un coltello affilatissimo. In frigo, latte di cocco che non ho idea di come usare. Cibo esotico, cibo casalingo. Colonna sonora, le fusa dei gatti. Piove. C'è il sole. C'è il vento.
Usciamo?
Cena con gli amici, sguardi curiosi, sguardi imbarazzati. Arrossisco come una ragazzina, ve ne siete accorti?
Zucca. Gelato. Vin santo.
Ciao, fai buon viaggio. Un bacio. Un saluto con la mano. Il mio sorriso obliquo.
Esco dalla stazione con i crampi allo stomaco.
elipiccottero
giovedì, 02 ottobre 2008, ore 17:03
Sarà un week-end un po' diverso. Sarà un week-end che non trascorrerò da sola, contrariamente a molti in cui ero sola nonostante la presenza d'altri. Sarà un week-end particolare, forse. O forse solo un week-end che deluderà tutte le aspettative di cui è stato investito. Sarà un week-end in cui dormirò poco, ma quel poco sarà sereno.
Sarà un week-end di cui spero di gustare ogni momento, nonostante le pessime previsioni meteo e le cose fastidiose che comunque vanno fatte. Spegnerò il computer, limiterò al massimo l'uso del telefono, probabilmente non risponderò agli sms.
Ancora un'ora. Non sto più nella pelle.
elipiccottero
sabato, 27 settembre 2008, ore 20:01
Sono bambina, avrò otto anni, più o meno. E' notte, e sono nella casa in cui continuo a sognarmi, quando sogno di essere a casa. Anche se non ci vivo più da nove anni. Dormo.
Mio fratello mi scuote, o forse mi tocca appena, ma riesce a svegliarmi. Solo lui, il mio fratellino di tre anni più giovane, ci riesce.
Papà è tornato, andiamo a salutarlo.
Mio padre fa spesso tardi in officina, e noi andiamo a letto sempre alle 20.30, prima che lui rientri. Ora lui e mamma sono in cucina, la luce è accesa, si sentono le voci. Quando mio fratello mi chiama, contento che papà sia tornato, impaziente di salutarlo, mi alzo. Mi alzo sapendo già cosa succederà, perchè è successo tante volte, e chiedendomi come faccia mio fratello a non accorgersene. Capirò dopo anni che era troppo piccolo.
Arriviamo davanti alla porta della cucina, chiusa, con la luce che filtra dal vetro centrale. Un vetro decorato, non liscio, che non saprei descrivere a parole, ma che le mie mani ricordano ancora. Le voci ora sono distinte. I miei genitori stanno litigando. Come accade quasi sempre quando mio padre rientra tardi. La voce di mia madre è quasi tranquilla, quella di mio padre la aggredisce.
Mio fratello si ferma davanti alla porta, sentendoli litigare. La sua frenesia, l'urgenza di andare a salutare papà scompare. Scompare come il sorriso sulle sue labbra.
Restiamo lì, due bambini che ascoltano gli adulti e capiscono quello che dicono, ma non capiscono perchè. Soprattutto lui, mentre lo abbraccio per proteggerlo, non capisce bene cosa stia succedendo.
Sogno ancora questa scena, anche se meno spesso, da quando mio fratello sta meglio. Ma nel mio cuore, e nel mio abbraccio, lui è sempre quel bambino tremante e disorientato. Un bambino da proteggere, e da difendere dalla cattiveria del mondo.
elipiccottero
venerdì, 26 settembre 2008, ore 19:25
Ieri sera ero a cena fuori con due amiche, e si parlava di madri. Le nostre, ovviamente, ma anche alcune madri che ci capita di vedere intorno, più o meno nostre coetanee, a volte nostre conoscenti. Non essendo noi madri, il nostro punto di vista era quello di tre figlie, ma figlie adulte, che non vivono più coi genitori, e che tra mille difficoltà (economiche) cercano di rendersi del tutto indipendenti. Indipendenza necessaria in vista della creazione di una nostra famiglia, perchè negarlo? Tutte e tre la vorremmo, prima o poi.
Il rapporto tra genitori e figli, e nella fattispecie tra madri e figlie, non è sempre facile. Personalmente, sono stata molto fortunata. Mia madre è una donna intelligente e volitiva, con idee chiare sull'educazione dei figli. Ha abituato me e mio fratello a conoscere le regole, comprenderle e rispettarle. Ci ha spiegato con enorme pazienza perchè le cose dovessero essere fatte in un certo modo, ma poi si è sempre aspettata che agissimo in quel modo. E' stata affettuosa e presente, nonostante il lavoro e l'assenza di un marito quotidianamente al suo fianco. E' stata un esempio e un punto di riferimento, per quanto ingombrante e spesso umiliante, per me mediocre al suo confronto. E' stata la roccia cui noi figli ci siamo aggrappati in mezzo alla tempesta. Solo di recente mi sono resa conto di quanto sia stata eccezionale, e le ho chiesto: mamma, come hai fatto?
Dovevo farlo, per voi, e l'ho fatto.
Desidero avere figli, due o tre. Vorrei anche che avessero un padre migliore di quello che ho avuto io. Ma spero comunque di poter essere un po' come mia madre. Severa, ma tenera. Presente e sollecita, ma capace di lasciare spazio ai figli che crescono. Esigente, ma così affettuosa da guardare con indulgenza ai difetti e alle mancanze. Lucida nel notare i nostri errori, ma pronta a lasciarci liberi di sbagliare, per poi confortarci quando sbattiamo la testa.
Non somigliando a mia madre probabilmente non sarò come lei. Però mi auguro di poter essere per i miei figli la roccia stabile e serena che lei è stata per me. Spero che la mia fragilità non abbia il sopravvento, per poter sorridere e essere presente sempre, quando i miei figli - se mai ne avrò - ne avranno bisogno.
elipiccottero
giovedì, 21 agosto 2008, ore 20:40
Ristabiliamo la verità.
Dopo che l'ho lasciato, pareva fosse un mostro, tanto che tutti mi chiedevano: "Ma come facevi a stare con lui?". A onor del vero, me l'hanno chiesto anche persone che lo conoscevano, più che altro per ragioni ideologiche. Qualcuno ha ritenuto opportuno sottolineare che sono entrata in una fase di damnatio memoriae di durata insopportabile.
E' vero, è fascista. Testardo. Pigro. Profondamente legato a una cultura in cui la donna ha un ruolo che non mi si addice. Infantile, in certe cose. La sua sensibilità, per sua stessa ammissione, è vicina a quella di un pezzo di legno.
Ma ha un forte senso della famiglia e della correttezza. E' generoso, anche se in modo un po' ruvido. E' affettuoso. Mi faceva sentire sicura, tranquilla, protetta. E' un bel ragazzo, perchè no, anche l'occhio vuole la sua parte. Mi fa ridere, tuttora, per quel poco che lo sento, ridere come una bambina delle sue espressioni buffe e del suo modo particolare di descrivere cose e persone.
La cosa più difficile da dire, però, è che probabilmente non ne sono mai stata innamorata, realmente innamorata. Mi piaceva e gli volevo - gli voglio - bene, ma non ho mai davvero perso la testa per lui. Come ho detto, mi faceva sentire tranquilla, e per una nevrotica perennemente insoddisfatta è molto. Mi inteneriva il suo modo di giocare coi miei piedi e di darmi nomignoli buffi.
Spero sinceramente che per lui fosse lo stesso. Il modo in cui mi sono rifiutata di seguirlo, e poi il modo in cui gli ho detto che stare insieme non aveva più senso, non sono stati delicati. Quando ho tentato di farglielo capire con gentilezza non ha capito... o forse non voleva capire?
Scusami davvero. Alla fine, dopo quasi tre anni di totale trasparenza, non sono stata del tutto onesta con te. Spero che tu trovi una brava ragazza, che condivida la tua visione del mondo. Che vi sposiate, con l'approvazione della tua famiglia, che non era esattamente entusiasta di me. Che lei ti faccia avere una casa splendente, e piena di figli, e di cibo in abbondanza.
Cerca di essere felice, e di farla felice. Sei comunque l'unica persona con cui ho accettato di condividere una casa, e ogni momento passato in essa. Mi hai assistita durante le mie emicranie, e già questo basterebbe per dire che sei migliore di quanto vuoi far credere - e di quanto io vorrei ammettere.
elipiccottero